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Fecondazione in vitro

La fecondazione in vitro è una tecnica che ha permesso dal 1978 ad oggi la nascita di più di un milione di bambini in tutto il mondo.

Inizialmente è stata utilizzata per aiutare quelle donne che avevano le tube chiuse; con il tempo si è visto che con questa tecnica potevano essere superati molti altri ostacoli.

foto di dottoressa che lavora alla fecondazione in vitro

La stimolazione ormonale per la fecondazione in vitro

In un ciclo naturale generalmente matura un solo ovocita; nella fecondazione in vitro bisogna riuscire a far crescere un giusto numero di ovociti maturi e di buona qualità.
E’ per questo motivo che è necessario stimolare l’ovaio e sostenere la crescita di più follicoli: questo si ottiene utilizzando dei farmaci induttori dell’ovulazione (gonadotropine) da iniettarsi sottocute per un periodo di giorni variabile (generalmente 8 – 14 giorni).
Il tipo di gonadotropine utilizzate, la dose, lo schema di assunzione dei farmaci variano a seconda della situazione clinica della coppia, dell’età della donna e delle caratteristiche uniche di quella coppia: il trattamento è quindi personalizzato e nel nostro centro riceverete delle chiare istruzioni scritte sul vostro percorso farmacologico.

Durante questo periodo si eseguono dei controlli ecografici e valutazioni ormonali per verificare l’andamento del ciclo.

Questi controlli sono importanti perché permettono di capire se la stimolazione è adeguata ed evitare stimolazioni eccessive; inoltre individuano il “momento giusto” per prelevare gli ovociti.

Per evitare che vi sia un’ovulazione spontanea si utilizzano dei farmaci che inibiscono il “picco dell’LH”, cioè quel comando che proviene naturalmente dall’ipofisi e determina lo scoppio del follicolo.
Esistono due tipi differenti di farmaci che inibiscono l’ovulazione spontanea, che si utilizzano a seconda del protocollo terapeutico che viene scelto: gli analoghi o gli antagonisti del GnRH, denominazioni biochimiche a cui corrispondono vari nomi commerciali.
Al momento opportuno si induce l’ovulazione somministrando HCG e dopo 34 – 37 ore si procede all’aspirazione dei follicoli e estrazione degli ovociti.

Il prelievo degli ovociti e del liquido seminale

Si tratta di una procedura semplice eseguita con controllo ecografico. Un ago sottile attraversa una guida applicata sulla sonda ecografica vaginale e penetra nei vari follicoli aspirandone tutto il contenuto che viene immediatamente osservato in laboratorio per identificare gli ovociti (non sempre tutti i follicoli contengono un ovocita).
Lo stesso giorno del prelievo ovocitario viene chiesto al partner maschile di raccogliere il liquido seminale che viene poi trattato in modo da selezionare gli spermatozooi più idonei.
E’ possibile anche utilizzare spermatozoi crioconservati in precedenza.

Cosa avviene in laboratorio?

Il giorno del prelievo ovocitario: Non tutti gli ovociti sono uguali. Differiscono per qualità, ma soprattutto per la maturità.
Solo gli ovociti “maturi”, quelli che tecnicamente vengono definiti in “metafase II” possono venire inseminati.

L’inseminazione vera e propria può avvenire in due modalità:
FIVET “classica” un piccolo numero di spermatozoi si aggiunge nella piastra dove è collocato l’ovocita; in questo modo lo spermatozoo penetra da solo attraverso le membrane che avvolgono l’ovocita, così come avviene naturalmente.
ICSI dove lo spermatozoo viene iniettato tramite un micromanipolatore direttamente dentro l’ovocita.

FIVET

illustrazione della fecondazione in vitro FIVET presso il centro demetra

ICSI

Illustrazione della fecondazione in vitro ICSI presso Centro Demtra

La scelta di utilizzare l’una o l’altra tecnica è legata al numero e alla qualità dei gameti disponibili ed in genere viene fatta direttamente dall’embriologo il giorno dell’inseminazione.

Cosa accade dopo la fecondazione in vitro?

Il primo giorno
Dopo circa 18 ore dall’inseminazione viene verificato se gli ovociti si sono fecondati: tecnicamente questo significa che per un breve periodo il materiale genetico materno e paterno sono entrambi visibili in quegli occhialini che corrispondono ai pronuclei.
Non sempre gli ovociti inseminati si fecondano, complessivamente la percentuale degli ovociti fertilizzati è di circa il 90%.

Il secondo giorno ed i giorni successivi
Dopo 48 ore dal prelievo ovocitario viene verificato quanti embrioni sono stati ottenuti; gli embrioni vengono classificati in base a vari parametri (numero e regolarità di cellule, velocità di crescita, presenza di frammenti nel citoplasma).
Gli embrioni possono essere trasferiti in seconda, in terza o in quinta giornata dopo la fecondazione. Questa decisione viene presa dal medico e dai biologi in base a diversi parametri.
Gli embrioni che arrivano al quinto giorno di coltura vengono denominati blastocisti e sono composti da circa 200 cellule; la coltura a blastocisti comporta una selezione spontanea degli embrioni che si traduce in un numero minore di embrioni che hanno però una percentuale maggiore di attecchimento.

Il transfer embrionario

foto di laboratorio per fecondazione in vitro di II livello

Il trasferimento degli embrioni è una procedura molto semplice, nel nostro centro viene eseguita con controllo ecografico per meglio visualizzare il passaggio del catetere.
Gli embrioni si adagiano nella mucosa che riveste l’utero e nei giorni successivi, se l’embrione ha capacità vitale e competenza genetica inizierà ad impiantarsi.

Dopo il transfer non è necessario il riposo e si possono svolgere tutte le normali attività, perché l’iniziale processo di impianto è enzimatico e non viene influenzato dall’attività fisica.

Dopo due settimane viene eseguito il prelievo per il dosaggio delle beta HCG che consigliamo di fare sempre, anche se ci sono state delle perdite ematiche nei giorni precedenti perché eventuali perdite ematiche non significano che il ciclo non sia andato a buon fine.

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