La genitorialità nella procreazione medicalmente assistita con donazione di gameti

La scelta da parte di una coppia della procreazione assistita con donazione di gameti generalmente arriva a seguito di un periodo lungo e faticoso, dopo anni spesi nella ricerca di un bambino mai arrivato, dopo essere stati messi a dura prova da accertamenti medici di ogni tipo e spesso dopo tentativi di fecondazione omologa non andati secondo i propri desideri. 

I dubbi e le incertezze possono essere di varia natura: etica, religiosa, individuale, familiare, di coppia; possono essere molto diversi l’impatto della donazione di gameti per l’uomo e per la donna ed i significati e le fantasie ad essa connesse, sia sul piano cosciente, che su quello inconscio.

il percorso

Un percorso di fecondazione eterologa richiede necessariamente un tempo alla coppia per riflettere intorno a questa scelta e capire se è possibile comprenderla, accettarla e farla propria.

La procreazione medicalmente assistita con donazione di gameti comporta per i partner complessità specifiche con le quali confrontarsi, tra le quali: la differenza di patrimonio genetico nel progetto genitoriale, la figura del donatore e la narrazione delle origini.

Innanzitutto va considerato che la coppia che sceglie la fecondazione eterologa ha affrontato dapprima il lutto di non poter concepire spontaneamente a causa dell’infertilità ed adesso si trova di fronte a quello di non poter concepire un figlio geneticamente proprio.

Quest’aspetto è di fondamentale importanza: se la coppia non affronta questo elemento di perdita, non potrà riprogettarsi serenamente in un percorso di genitorialità che preveda il ricorso alla fecondazione eterologa; nello spazio occupato dal dolore della perdita, infatti, non può esserci la libertà di cui il bambino necessita per essere visto nella specificità dei propri bisogni.

In secondo luogo, la scelta della fecondazione eterologa comporta l’accettazione e l’elaborazione di elementi nuovi e significativi dal punto di vista emotivo, tra i quali spicca in modo preponderante il tema della diversità di patrimonio genetico.

Le domande più comuni tra le coppie che accedono ad una fecondazione eterologa sono infatti: lo sentirò mio? e ancora se quando crescerà vorrà sapere chi è il vero/a padre o madre, chi sarò io per lui?

Entrambe le domande mostrano la complessità della scelta della procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo e mettono in luce la confusione che può venirsi a creare nei genitori circa il proprio ruolo e la propria identità: è fondamentale che i partner possano riconoscersi e legittimarsi come genitori e distinguersi dalla figura del donatore.

Ciò che distingue il diventare genitori dall’atto di procreare ha a che fare con la natura identitaria e relazionale della genitorialità, più che con la componente biologica (Ferrari, 2015).

In particolare ciò che diventa necessario è l’assunzione responsabile della genitorialità attraverso un processo di adozione psichica del figlio, ossia la sua scelta, momento che rappresenta la nascita del genitore sia esso etero od omosessuale, biologico o sociale (Ferrari, 2015).

La condivisione con l’esterno

Close-up image of pregnant woman making heart shape with her hands when showing ultrasound scan of baby she is expecting

Un‘altra delle preoccupazioni più sentite dai partner che intraprendono un percorso di procreazione assistita eterologa, riguarda la condivisione della propria scelta con il mondo esterno, parenti, conoscenti, amici.

E‘ importante che la coppia abbia presente che si può scegliere cosa dire, tenendo conto della differenza dei contesti, per fare un esempio: si può decidere di condividere il progetto con la propria famiglia d’origine, ma non con gli amici o con qualche amico, ma non con tutti.

L’importante è che i partner possano confrontarsi in uno spazio di riflessione nel quale trovare un accordo comune su come comportarsi con l‘esterno.

La condivisione con i nuclei familiari d’origine è indubbiamente auspicabile, nell’ottica di poter permettere che l’elemento della differenza di patrimonio genetico possa essere accolta, accettata ed integrata dall’intero contesto familiare: anche i nonni hanno, infatti, il compito di accogliere il nipote come continuatore della storia di comune appartenenza e quello di sostenere i propri figli nella transizione alla genitorialità non biologica.

Bisogna d’altronde tenere presente la condizione di fragilità che vive la coppia che affronta un percorso di procreazione assistita eterologa, fatta spesso di speranze, delusioni e fallimenti; ciò che appare come maggiormente importante è che la coppia si senta protetta e al sicuro nel proprio nido, che scelga in base a ciò che la fa sentire più serena nel vivere questo percorso: se ad esempio la coppia ha bisogno di mantenere la propria scelta nascosta anche ai propri familiari, è importante che si senta libera di farlo. Prima di tutto infatti vi è la responsabilità dei partner verso se stessi e verso il proprio compagno/a, ci sarà tutto il tempo in futuro per decidere altrimenti.

Il concetto di dono

Un altro aspetto importante riguarda il tema della donazione di gameti che implica che la coppia si confronti con il concetto di dono e con il suo significato all’interno del proprio progetto generativo.

Il riconoscimento del valore della donazione è dato dalla possibilità per i partner di identificarla con positività, come una fonte benefica e di sentire un sentimento di gratitudine verso il donatore.

Appare fondamentale che la coppia rifletta in merito alla narrazione della modalità di concepimento al bambino che viene messo al mondo.

E‘ essenziale che i partner siano informati correttamente sulle ricerche e sulla letteratura psicologica sull’argomento, per poter confrontarsi in modo adeguato con un aspetto fondamentale della genitorialità non biologica.

L’importanza della narrazione delle origini nello sviluppo dell’identità del figlio nato da fecondazione con donazione di gameti è ormai riconosciuta in modo unanime da tutta la comunità scientifica, ma sono ancora troppo poche le coppie che decidono di narrare al proprio figlio, nato attraverso la procreazione assistita eterologa, il modo in cui è stato concepito.

Non aiuta in tal senso la forte stigmatizzazione nei confronti della fecondazione eterologa da parte della società, di fronte alla quale da un lato i genitori possono sentirsi molto fragili per il proprio trascorso e dall’altro preoccupati che i figli possano risentirne una volta cresciuti.

E‘ per me sempre utile ricordare che non sono mai le cose che hanno un nome a rappresentare un problema per la crescita, ma sempre le incertezze, ciò che è indefinito e con il quale quindi non ci si può confrontare.

Le specificità della procreazione con donazione di gameti, evidenziano l’importanza per i due partner di uno spazio per pensare al proprio progetto genitoriale: la fecondazione eterologa non può essere in nessun caso una scelta fatta con superficialità, motivo per il quale è importante poterne parlare con un professionista prima di intraprenderla.


Articolo scritto da Dott.ssa Margherita Riccio
Margherita Riccio, autrice di “La Diversità D’Origine”, edito da Franco Angeli nel 2021. Margherita è psicologa, psicoterapeuta, socio fondatore dell’Istituto di Alta Formazione e di Psicoterapia Familiare di Firenze, consulente del Centro Procreazione Assistita Demetra. La Diversità di Origine, è un libro che si propone di offrire strumenti utili alle coppie che affrontano il percorso di procreazione assistita con donazione di gameti, attraverso numerose riflessioni cliniche e il racconto delle persone incontrate dall’autrice nel corso della sua esperienza clinica, da anni sempre al fianco delle coppie e delle loro difficoltà.

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