crioconservazione

Crioconservare significa congelare in azoto liquido del materiale biologico per poterlo utilizzare in un secondo momento.
Oggi le tecniche di procreazione assistita consentono di crioconservare embrioni, ovociti e spermatozoi.

Congelare gli ovociti
Per i gameti femminili, gli ovociti, la possibilità di crioconservazione è arrivata più tardi rispetto a quella degli spermatozoi effettuata già negli anni 70.
Per gli ovociti maturi (MII) il processo di congelamento è infatti più complicato, perché sono cellule grandi, ricche di liquidi, e questo favorisce la formazione di cristalli di ghiaccio e la rottura delle membrane.
Anche per gli ovociti oggi viene utilizzata maggiormente la vitrificazione tecnica permette di crioconservare gli ovociti con ottime possibilità di sopravvivenza degli stessi che possono quindi essere utilizzati per ottenere una gravidanza anche anni dopo il loro congelamento.
In ogni caso, la metodica di fecondazione degli ovociti scongelati è la ICSI indipendentemente dalla qualità del liquido seminale.
La sopravvivenza degli ovociti dopo scongelamento riportata in letteratura è molto variabile (tra il 30% ed il 90%).
Nel nostro laboratorio la % di sopravvivenza allo scongelamento è del 75%.

Congelare gli spermatozoi
La crioconservazione degli spermatozoi è una tecnica che è viene largamente utilizzata per l’autoconservazione dei gameti maschili quando il paziente deve sottoporsi a cure chemio e/o radioterapiche che possano compromettere in modo irreversibile la produzione di spermatozoi vitali.
Questa tecnica può essere utilizzata anche da pazienti con una importante alterazione dei parametri del liquido seminale per assicurarsi la conservazione dei propri spermatozoi in caso di peggioramento nel tempo dei parametri seminali; consente inoltre di crioconservare gli spermatozoi ottenuti con una procedura chirurgica dal testicolo o dall’epididimo, in modo da evitare al paziente di sottoporsi al recupero chirurgico di spermatozoi per ogni ciclo di fecondazione assistita.
Può essere presa in considerazione preventivamente anche nel caso in cui il partner desideri non procedere alla raccolta del liquido seminale il giorno del prelievo degli ovuli della partner.

Congelare gli embrioni
In un ciclo di procreazione medicalmente assistita può succedere di produrre embrioni in sovrannumero che non possono cioè essere destinati all’impianto immediato.
Questi possono essere utilizzati nei tentativi successivi di gravidanza, nel caso in cui il primo non andasse a buon fine, o se si desidera un altro figlio.
Congelare gli embrioni evita alla donna di sottoporsi nuovamente alla stimolazione ormonale. Fino a qualche tempo fa questa pratica era vietata dalla Legge 40 che consentiva la fecondazione di soli tre ovociti per ogni ciclo e fissava l’obbligo di impiantarli tutti contestualmente, ma nel maggio 2009 una sentenza della Corte Costituzionale ha modificato questa parte della normativa, appellandosi alla tutela della salute della donna.

Fino a non molto tempo fa la tecnica più diffusa per il congelamento degli embrioni era il congelamento “lento” (cosidetto slow cooling), che ha dato buoni risultati. Da qualche anno si utilizza però con risultati sensibilmente migliori una tecnica più avanzata: la vitrificazione.
Con la vitrificazione si raggiunge la temperatura di congelamento molto rapidamente immergendo letteralmente l’embrione in azoto liquido, in modo da ridurre il rischio di deterioramento legato al formarsi di cristalli di ghiaccio.
Rendere più rapido il processo, con l’immersione diretta nell’azoto liquido, riduce questo rischio.

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