L’ecografia ginecologica: come e quando farla

L’ecografia è una metodica diagnostica ultrasonografica al giorno d’oggi molto utilizzata in medicina. Nel campo della ginecologia essa è diventata uno strumento fondamentale; non è invasiva, non è dolorosa, non presenta rischi, né controindicazioni

Nella donna, per studiare la zona pelvica ove sono presenti gli organi che compongono l’apparato ginecologico, si utilizza prevalentemente la metodica transvaginale ma, in alcuni casi, l’esame può anche essere eseguito per via transaddominale e più raramente transrettale. 

L’ecografia classica bidimensionale (ecografia 2D) effettua sezioni delle strutture che attraversa, ricreando un’immagine sul video nelle tonalità del grigio. Viene sempre utilizzato un gel applicato sulla sonda specifica, che serve ad aumentare la conduttività degli ultrasuoni attraverso la pelle ed i tessuti sottostanti e ad annullare la resistenza opposta dall’aria alla loro propagazione. 

Recentemente l’evoluzione tecnologica ci ha fornito apparecchi ecografici che ci permettono di ottenere immagini tridimensionali (ecografia 3D) e quadrimensionali (ecografia 4D), dove la quarta dimensioni è rappresentata dal tempo, infatti le immagini tridimensionali vengono visualizzate in movimento in tempo reale. 

Come mi devo preparare per eseguire l’ecografia? 

Non è richiesta una particolare preparazione all’ecografia ma allo scopo di ottimizzare la precisione diagnostica sarebbe utile seguire alcuni accorgimenti.  Le varie indicazioni differiscono in relazione alla zona corporea esaminata. Nello studio dell’area pelvica, ad esempio, avere un intestino particolarmente meteorico (cioè ricco di gas) potrebbe rendere la visualizzazione più difficile; sarebbe corretto pertanto, nei due giorni precedenti l’esame, osservare una dieta priva di scorie, latticini, frutta, verdura e bevande gassate. 

Nel caso si esegua l’ecografia per via transvaginale la vescica deve essere quasi completamente vuota mentre nel caso della via transaddominale è richiesto alla paziente di bere circa un litro d’acqua nell’ora che precede l’esame e di non urinare; la vescica in questo caso servirà da finestra acustica nella regione da visualizzare. 

Per la donna in età fertile potrebbe essere richiesto di eseguire l’esame in un particolare momento del ciclo mestruale, che può variare a seconda del motivo per cui è stato richiesto l’esame stesso. Ad esempio la conta dei follicoli antrali, la valutazione della cavità o dello spessore endometriale, la ricerca del follicolo dominante periovulatorio dovranno essere effettuati in momenti diversi del ciclo mestruale.  

Invece quando si esegue l’ecografia in gravidanza si consiglia di non applicare creme o oli sull’addome prima della procedura perché potrebbero compromettere l’ottimale visualizzazione del feto. 

Infine nell’ecografia transrettale, meno utilizzata, si consiglia di eseguire preliminarmente la pulizia intestinale mediante clistere. 

Nessuna delle procedure citate è dolorosa: pertanto non è necessaria l’assunzione di antidolorifici/antiinfiammatori prima o dopo l’esame, a prescindere quindi dal punto di applicazione della sonda.

Cosa si vede con l’ecografia ginecologica?

In campo ginecologico l’ecografia ci permette la visualizzazione di utero, annessi e apparato urinario. Ci consente di valutare i rapporti tra questi organi e, con la loro manipolazione manuale, il movimento reciproco degli uni sugli altri. E’ possibile visualizzare alterazioni fisiologiche o para-fisiologiche delle strutture in oggetto come la presenza di un utero retroverso o di un ovaio dislocato dalla sua sede tipica (fossetta ovarica). Si può valutare la presenza di malformazioni d’organo, dalla loro assenza (agenesia) alle più svariate anomalie congenite del tratto genitale ed urinario. Ci permette inoltre di valutare lo stato di salute di questi stessi organi e la presenza di masse patologiche, indirizzandoci, sulla base di precise caratteristiche, sulla loro benignità o malignità. Con l’ecografia infatti è possibile ottenere informazioni sulla posizione, la morfologia, le dimensioni, la mobilità e la vascolarizzazione della massa pelvica in esame. Lo studio della vascolarizzazione nello specifico si esegue con l’impiego del color e power doppler che forniscono dettagli molto preziosi per la diagnosi differenziale. 

In quale caso eseguire l’ecografia ginecologica?

Le indicazioni mediche per sottoporsi ad un’ecografia pelvica possono essere svariate. Nella donna in età fertile le più comuni sono legate ad alterazioni del ciclo mestruale e al dolore pelvico, associato o meno alle mestruazioni. Tra le alterazioni del ciclo ricordiamo, ad esempio, l’assenza della mestruazione (amenorrea), l’intervallo tra i cicli ridotto (<21 giorni) oppure prolungato (>35 giorni), i sanguinamenti abbondanti o che si verificano tra un ciclo e l’altro. 

Anche il dolore pelvico, sia legato alla fase mestruale (dismenorrea) che ad un qualsiasi altro momento del mese, richiede un approfondimento ecografico perché tra le tante cose può essere correlato ad una condizione clinica chiamata endometriosi che necessita di una precoce valutazione da parte dello specialista. In ogni caso, in presenza di dolore pelvico, l’ecografia permette di escludere cause connesse all’apparato genito-urinario e ci indirizza verso ulteriori accertamenti clinico-strumentali che potranno essere richiesti dallo specialista. 

Inoltre l’ecografia transvaginale è la metodica più importante per la diagnosi ed il follow-up delle masse pelviche benigne come le cisti ovariche ed i fibromi uterini

Nell’ambito della PMA, l’ecografia trova larghissimo impiego e viene utilizzata in tutte le fasi del percorso, sia che si tratti di metodiche di 1° che di 2° livello. 

Essa è infatti fondamentale per l’inquadramento clinico inziale della donna permettendoci di valutare la sua riserva ovarica con la conta dei follicoli antrali e di rilevare eventuali anomalie morfologiche di utero, tube di Falloppio, ovaie ed organi adiacenti.

L’ecografia è lo strumento principale in corso di stimolazione ovarica per la valutazione della quantità e crescita dei follicoli; in questo caso una volta iniziata la terapia verranno eseguiti dei controlli seriati (circa ogni 2-3 giorni) fino all’induzione farmacologica dell’ovulazione. Nel caso in cui la paziente abbia eseguito un percorso di fecondazione in vitro (FIVET) sia il prelievo ovocitario (pick-up) che il transfer embrionario saranno procedure effettuate sotto guida ecografica. Per il prelievo ovocitario viene apposta una particolare guida, agganciata proprio sulla sonda transvaginale, che permetterà il passaggio dell’ago utilizzato per il prelievo mentre si visualizzano ecograficamente ovaio e follicoli. 

Infine, sempre riferendoci alla donna in età fertile, bisogna che essa esegua una ecografia transvaginale circa 10 gg dopo un test di gravidanza su urine o prelievo ematico delle beta-HCG con esito positivo perché tale metodica è l’unica che può diagnosticare la gravidanza clinica, rilevando il numero di camere gestazionali e la loro morfologia, la presenza del sacco vitellino, dell’embrione e del suo battito cardiaco; oppure fare diagnosi di aborto spontaneo o impianto extra-uterino dell’embrione.

Quanto dura una ecografia ginecologica?

Il tempo di esecuzione dell’ecografia varia a seconda della motivazione per cui è stata richiesta e della quantità di strutture o masse da valutare. In molti campi, compreso quello ginecologico, esistono infatti ecografie di 1° e 2° livello; le prime sono solitamente ecografie “office” utili a completare la visita da parte dello specialista mentre le seconde vengono effettuate da ginecologi più esperti in campo ecografico e di solito per quesiti clinici più complessi o sospetto oncologico. Una ecografia eseguita per un controllo di routine oppure per un monitoraggio follicolare in corso di stimolazione hanno un tempo medio di esecuzione di 5-10 minuti. Possono durare invece fino a 30 minuti esami più difficili, ecografie 3D/4D, oppure ecografie che richiedono una doppia via di visualizzazione ad esempio transvaginale e transaddominale. 

Quali sono i limiti dell’esame?

Come ogni procedura anche l’ecografia presenta dei limiti. Secondo la società italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica e Metodolgie Biofisiche (SIEOG) ad esempio nel 10% circa degli esami ecografici l’endometrio non sarà visualizzabile; oppure nella post-menopausa è possibile non riuscire ad evidenziare le ovaie. L’accuratezza della metodica, anche nelle migliori condizioni operative, non è assoluta. In tutti i casi quindi, l’ecografia non consente di escludere sempre con certezza una patologia a carico dell’utero o delle ovaie.


Articolo scritto da Dr.ssa Mariangela Pepe
Laureata nel 2012 in Medicina e Chirurgia, ho conseguito successivamente la specializzazione in Ginecologia ed Ostetricia presso l’Università degli Studi di Firenze con il massimo dei voti e lode. Ho incentrato la mia formazione ed il mio lavoro nell’ambito prima della ginecologia endocrinologica e dopo della procreazione medicalmente assistita. Ho conseguito elevata esperienza nell’esecuzione dell’ecografia pelvica di I e II livello con certificazione IOTA. Nell’ambito della PMA effettuo consulenze sulle problematiche di coppia relative all’infertilità, monitoraggi ecografici ed ecografia 3D, sonoisterosalpingografia, pick up ovocitario e transfer embrionario.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.